Abitare lo spazio tra la frenesia e il riposo
Ci sono momenti dell’anno in cui sembra di essere sospesi.
L’estate non è ancora finita, ma qualcosa nell’aria è già cambiato. Le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi, la luce ha un colore diverso, il ritmo delle vacanze lascia spazio al pensiero del rientro. Intorno a noi ricominciano a comparire agende, appuntamenti, progetti, impegni.
È quel momento in cui non siamo più completamente dentro l’estate, ma non siamo ancora entrati nella nuova stagione.
Siamo nel mezzo.
E forse è proprio questo spazio, apparentemente vuoto, a meritare la nostra attenzione.
L’attesa non è immobilità
Siamo abituati a vivere l’attesa come qualcosa che deve finire.
Aspettiamo che inizi un progetto, che arrivi una risposta, che passi un momento difficile, che cominci una vacanza, che finalmente arrivi il tempo per riposare.
L’attesa sembra avere valore soltanto in funzione di ciò che verrà dopo.
E se invece potessimo considerarla come un tempo in sé?
Un tempo nel quale non dobbiamo necessariamente accelerare, decidere, produrre o arrivare da qualche parte.
Un tempo nel quale qualcosa sta accadendo, anche se non è ancora visibile.
Come un frutto che matura prima di essere raccolto.
La tarda estate: il tempo della maturazione
Nella visione della Medicina Tradizionale Cinese, la tarda estate è associata all’elemento Terra.
È una stagione di passaggio, collocata tra la grande espansione dello Yang dell’estate e il movimento discendente che conduce verso l’autunno.

La Terra rappresenta il centro, ciò che nutre, sostiene e trasforma. È legata alla capacità di ricevere ciò che abbiamo vissuto, digerirlo, trasformarlo e ricavarne nutrimento.
L’estate porta con sé espansione, movimento, apertura, relazione.
La tarda estate ci invita invece, gradualmente, a raccogliere.
Non necessariamente a fare di più.
Piuttosto, forse a integrare ciò che è già accaduto.
Alcune esperienze hanno bisogno di sedimentare. Alcune scelte devono ancora trovare una forma. Alcune sensazioni non hanno ancora bisogno di essere trasformate in parole.
Anche questo è un processo.
Tra la frenesia e il riposo
Esiste uno spazio particolare tra due movimenti.
Da una parte c’è la frenesia: il ritorno alle attività, la ripresa dei ritmi, il desiderio di recuperare tutto ciò che è rimasto in sospeso.
Dall’altra c’è il riposo: il rallentamento, il lasciar andare, il bisogno di silenzio.
In mezzo c’è l’attesa.
È uno spazio che spesso facciamo fatica ad abitare perché non sappiamo bene cosa farne.
Non siamo più in vacanza, ma non siamo ancora pronti a ripartire completamente.
E allora possiamo provare a non riempirlo.
Possiamo semplicemente stare lì.
Ascoltare cosa è rimasto dell’estate nel nostro corpo. Accorgerci di come respiriamo. Sentire se abbiamo davvero recuperato energie o se abbiamo soltanto cambiato tipo di attività.
Possiamo chiederci non tanto “Cosa devo fare adesso?”, ma:
“Di cosa ho bisogno prima di ripartire?”
Lo shiatsu e il tempo dell’ascolto
Anche nello shiatsu esiste un tempo dell’attesa.
È presente nel gesto di chi appoggia una mano sul corpo e non cerca immediatamente di modificarlo.
Prima viene l’ascolto.
La pressione non è soltanto un’azione: è un modo per entrare in relazione con ciò che c’è. Attraverso il contatto possiamo percepire tensioni, resistenze, zone che chiedono spazio, altre che sembrano avere bisogno semplicemente di essere accompagnate.
Lo shiatsu può diventare così un’esperienza molto semplice e profonda: smettere, per un momento, di chiedere al corpo di andare da qualche parte.
Non deve